Politica da risiko, inutile e dannosa

Il Messaggero – Sabato 09 Dicembre 2006, di Mario Ajello

“UNA guerra finta, simulata, condotta per gioco. Come il Risiko. Ecco la politica politicata, politicante, politichese, vista dall’occhio smaliziato di Giovanni Floris.

Una politica, questa che gioca battaglie ideologiche e parolaie che si presumono importanti ma sono inutili o dannose, la quale sta sospesa in una dimensione surreale – la mia visibilità contro la tua, il mio slogan batte quello del mio avversario e quello del mio alleato – che non sfiora minimamente la vita vissuta ogni giorno da noi tutti.

I tassisti? I conti in banca? I letti d’ospedale? I monopoli? L’energia? Chi ne parla mai?
Se se ne parla – è l’accusa di Floris nel suo libro intitolato appunto Risiko (Rizzoli, 231 pagine, 17 euro) – lo si fa per gioco, per frasi fatte, per gusto dello show, anzi del talk show. Uno dei quali è proprio “Ballarò” dove Floris prova quasi con eroismo, o con gusto del martirio, a sottrarre i vari ospiti dalla sindrome del Risiko e a strapparli dal gioco autoreferenziale. Per farli planare, quasi sotto tortura, sui problemi magari poco interessanti per il teatrino ma fondamentali per il presente e per il futuro delle persone: le bollette (quanto costano?), le tasse (aumentano davvero o no?, e come e perché?), gli asili nido (possibile che in Italia siano così pochi?).

Questi piccoli (?) grandi temi affollano le pagine del libro, in una continua tensione fra la politica bla bla (vituperatissima dall’autore) e la politica-serietà: prediletta da Floris e in prospettiva, secondo lui, vincente. «Alla fine infatti – si legge alla fine di Risiko – inevitabilmente qualcuno di quelli che adesso stanno zitti parlerà. E dirà che “il re è nudo”, oppure che “la corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca”, e verrà sommerso da “novantadue minuti d’applausi”». Basterà poco, basterà una parola, e il gioco della risiko-politica – prevede Floris – «verrà scoperto». Probabilmente chi avrà il coraggio di pronunciare una parola intellegibile, problematica e non ideologica «vincerà la leadership di un Paese stufo di scontrarsi su battaglie senza senso».

Nelle battaglie da finta guerra virtuale, per esempio, ecco la famiglia. Tu per quale famiglia tifi? Per la normale, quella Pacs, quella omosessuale? Ognuno getta violentemente nella trincea opposta il missile della sua idea di famiglia, la mia famiglia contro la tua, il mio Pacs contro la tua idea cattolicissima e tradizionalissima di sodalizio matrimoniale, e tutti si accapigliano su come dev’essere la famiglia senza nulla fare per la famiglia. Che avrebbe bisogno, più di disquisizioni concettuali, di servizi che aiutano le mamme che lavorano e non hanno tempo di seguire o tantomeno di giocare alla risiko-politica.

Insomma Floris è caustico e sferzante, senza mai però condire la sua critica con un facile moralismo anti-politico che a sua volta finirebbe per essere parolaio. Ma non lo è, perché queste pagine sono gonfie di numeri, di dati, di percentuali, di tabelle, di proiezioni e di paragoni, di analisi che indagano nel corpo vivo del Paese. Quello che forse – ma l’autore non ha dubbi in proposito, perché ha fiducia nei cittadini – condivide con Floris la noia per il Risiko e si aspetta una politica «emozionante, bella e vera». Che finalmente comincerà a combattere le nostre battaglie e non più soltanto le sue.

diMartedì

- - -

Rivedi le puntate

Quella notte sono io

La prima regola degli Shardana