Non sono un azzardo, ho lavorato sodo

La Stampa – 25 Maggio 2003

Intervista con il conduttore di “Ballarò” che ha vinto il telegatto e chiude martedì prossimo

Floris “Non sono un azzardo, ho lavorato sodo” – “Siamo stati attaccati da destra e da sinistra, ma Costanzo mi ha fatto i complimenti”

Vincitore del “Telegatto”, ventisei puntate con l’ultima di martedì prossimo, un ascolto tra l’8 e il 10% di share, “Ballerò” di Raitre e il suo conduttore Giovanni Floris sono il nuovo volto dell’informazione in questa stagione televisiva che si chiude, resa più mesta dall’appiattimento del tg della Rai e più vivace dal lavoro che ha fatto La7, Ferrara e il giovane Sofri in testa.

Trentacinque anni, romano, giornalista dal ’95, il ragazzo Giovanni Floris viene considerato un inedito televisivo, mandato allo sbaraglio in prima serata ma benedetto da una trasmissione di successo. Lui nega: “Per la tv ero un perfetto sconosciuto perché, tranne qualcosa da New York, non avevo fatto altro. Ma ho lavorato sette anni alla radio e Paolo Ruffini, il direttore di RaiTre, m’ha visto fare il mio mestiere sotto i suoi occhi. Sono un azzardo meno azzardo di quel che sembra, quindi”.

Cosa s’aspettava e cosa no da “Ballarò”?

“Non m’aspettavo niente: tutto mi ha sorpreso. A cominciare dal pubblico. Mai pensato di poter avere tanto ascolto in una serata come il martedì quando sulle altre reti c’è il calcio e la fiction.

E questa è stata una scoperta assai gratificante. Molto meno gratificante è stato accorgermi di quanto fosse difficile tenere una trasmissione di informazione in diretta dove si alternano servizi filmati e interventi da studio che cambiano continuamente il fronte della discussione.

Solo dopo 12 – 13 puntate ho cominciato a rilassarmi, ricordando che comunque stavo facendo il mestiere di giornalista”.

Anche “Ballarò” è stato molto attaccato, però.

“da destra e da sinistra, per par – condicio”.

Anche da sinistra?

“Sì, in principio c’è stato qualche giornale di sinistra che insinuava fossi raccomandato in alte sfere”.

Poi ha cambiato idea.

“Vero. Più recentemente da qualche giornale di destra hanno accusato “Ballarò” di essere orientato a sinistra. Abbiamo fatto dei controlli: tra i 100 ospiti della trasmissione, ci sono stati 31 politici del centro – destra e 26 del centro – sinistra. E tutti sono venuti volentieri anche se sapevano di dover parlare sottoposti a un contraddittorio”.

I vostri corsivi, comunque, hanno dato fastidio.

“Pensavamo con questi corsivi sarcastici di spiazzare il dibattito. Poi sono cominciate le proteste degli ospiti in studio. A questo punto i nostri corsivisti, con grande intelligenza, hanno aggiustato il tiro perché discutere sul corsivo, ogni martedì, non era ciò che volevamo.

E siamo andati avanti, col corsivo, anche adesso, sotto elezioni”.

I corsivi più contestati?

“Quelli durante la guerra in Iraq. Erano considerati troppo anti – americani”.

Di quali errori si sente colpevole?

“Di aver voluto mettere troppe cose in ogni puntata. Sei servizi previsti più il corsivo non si reggono. Siamo scesi a tre e abbiamo trovato il ritmo giusto”.

Molti giudicano il suo atteggiamento un po’ da primo della classe.

“La televisione schiaccia le personalità. Spero, almeno, di sembrare un primo della classe che si fa benvolere”.

L’eventuale ritorno di Santoro in tv la turba?

“Per niente. Mi fa piacere, anche perché non me lo perdevo mai quand’ero a casa. Essere in compagnia di Vespa, Socci, di Andrea Vinello è utile. Utile a me e a “Ballarò”. L’informazione è un genere che si autoalimenta: più ce n’è, più se ne vuole e migliore è ogni nuova proposta”.

E’ stato già confermato “Ballarò” per l’anno venturo?

“Certo. Torneremo al martedì. Anche se un po’ mi secca perché mi sono perso un sacco di partite”.

Maurizio Costanzo ha dichiarato di aver tifato per lei ai “Telegatti”, lo sapeva?

“Vero. Mi ha anche telefonato per farmi i complimenti. Una cosa straordinaria per me che da piccolo guardavo “Bontà loro” e “Acquario”, affascinato dall’ironia con cui faceva le interviste.

Se sono voluto andare a lavorare in tv credo di doverlo anche alla voglia di imitarlo”.

diMartedì

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