Monòpoli: “In Italia non esistono pari opportunità”

Articolo21.info – 12 Novembre 2005, di Stefano Corradino

Intervista a Giovanni Floris sul nuovo libro Monòpoli: “In Italia non esistono pari opportunità”

“Il governo più liberista della storia d’Italia recente (il Berlusconi II, ndr) in quattro anni di gestione del potere, è riuscito a vendere una sola cosa: l’Ente Tabacchi Italiani alla British American Tobacco per 2,3 miliardi di euro. Per la gioia dell’acquirente, in seguito, ha pure vietato di fumare nei luoghi pubblici…”

E’ uno degli ultimi passaggi di “Monopoli”, l’ultimo libro del giornalista Giovanni Floris, conduttore di Ballarò. Un testo che non contiene giudizi politici, come ci tiene a sottolineare l’autore, ma e’ basato su carte, documenti, atti; a cominciare da quelli dell’Antitrust.

”In Italia essere liberali non costa nulla”. Così inizia la prefazione del tuo nuovo libro.

Un tempo era “di moda chiamarsi” socialisti. Il presidente del Consiglio in carica, che “socialista” lo e’ stato, adesso e’ il più convinto “liberal”. Il suo modello e’ la Thatcher. Ma quanto c’e’ stato di liberale, di “thacheriano” nelle riforme dell’attuale governo?

Ben poco. Proprio sul terreno che teoricamente gli è più congeniale il governo Berlusconi ha collezionato sconfitte pesanti. Il potere e’ rimasto inalterato, i mercati non sono stati liberalizzati… pensiamo al potere di Enel ed Eni per quanto riguarda l’energia, pensiamo al ruolo di Alitalia nei trasporti, al duopolio dell’informazione. La politica, dove aveva potere, ha continuato ad esercitarlo a 360gradi. dove i sistemi erano chiusi, chiusi sono rimasti. Lo Stato in questi cinque anni ha accresciuto notevolmente il potere sull’economia italiana. Altro che liberalizzazioni.

Ai liberisti si oppongono i…

Gli interventisti!, ma solo in un paragone … accademico, di scuola. Per evitare il continuum liberisti – comunisti ho preferito usare quello liberisti – interventisti.

Chi sono gli interventisti?

Sempre in una semplificazione teorica, ritengono che lo stato che si affidi al liberismo puro non garantisce le necessità delle categorie più deboli. Ma esiste un terzo tipo di stato: quello che interviene e che non garantisce i deboli, ma solo i forti. e temo che sia il nostro caso…

La parte centrale del tuo libro e’ dedicata al tema della concorrenza nel mondo delle telecomunicazioni. O e’ meglio dire della mancanza di concorrenza?

Quello della tv e’ il settore in cui si comprende meglio quanto sia povero un sistema senza libera concorrenza, duopolistico: sei canali nelle mani di due editori, Rai e Mediaset.

Per estendere la concorrenza servono le leggi. Qualche tempo fa ne hanno approvato una che prende il nome dall’ex ministro delle telecomunicazioni: la “Gasparri”…

Una legge che invece di estendere la competizione fornisce ulteriori opportunità di espansione al duopolio televisivo. L’etere è un bene limitato e i due competitori che ne detengono il controllo sono di conseguenza anche padroni del mercato pubblicitario.

L’etere… Secondo una sentenza della Corte Costituzionale Rete4 avrebbe dovuto trasmettere sul satellite dal 31 dicembre 2003 e lasciare lo spazio che sottrae, nell’etere a un’altra tv, Europa7, riconosciuta come legittima proprietaria. Ma non è avvenuto…

E’ un altro effetto della Gasparri. Una legge che, evidentemente fa il contrario di ciò che dovrebbe.

Che succederebbe se, parlando in termini ipotetici… uno dei due competitors, diventasse presidente del Consiglio esercitando pertanto il controllo su entrambi i gruppi televisivi?

Il nodo non è tanto quello della proprietà, pure rilevante sotto altri profili. E dentro la Rai non mancano segnali di autonomia. Il problema è che la legge che dovrebbe ripristinare la concorrenza nel sistema radiotelevisivo (voluta ed approvata da questa maggioranza) è pesantemente viziata dal conflitto di interessi.

Il duopolio oltre a limitare la concorrenza non favorisce granchè neanche l’autonomia dell’informazione. Il messaggio del presidente della Repubblica alle Camere del 23 luglio 2002 fu piuttosto chiaro. Quale era la sua preoccupazione maggiore?

L’informazione e’ diversa dagli altri settori. Non bisogna garantire la concorrenza per pure ragioni di convenienza, ma per profonde ragioni di liberta’ e di democrazia. Un sistema come quello nostro e’ (anche solo potenzialmente) liberticida, e tanto basta per spingere a riformarlo.

Chi si è nascosto nel Sic? Te lo chiedi nel libro.

Enzo Biagi nel Sic non si trova, Eppure, secondo la legge dovrebbe essere lì…

Non c’è lui, non c’è Santoro… Gli epurati non hanno trovato collocazione.

Se la legge avesse garantito la possibilità di una maggiore concorrenza e l’opportunità di avere più editori sul mercato radiotelevisivo, Biagi e Santoro avrebbero potuto lavorare. La concorrenza garantisce la libertà. Ma se la concorrenza non c’è…

Il tuo libro va oltre il ruolo di Berlusconi…

Una delle cose di cui vado più orgoglioso in questo libro è che non tratta di un caso personale, non e’ centrato sul ruolo del presidente del consiglio, ma sull’analisi di un sistema. Mi sono limitato a fare riferimento a documenti, atti, provvedimenti, a partire da quelli dell’Antitrust.

Quello che ne deriva è che la poca concorrenza genera necessariamente poca concorrenza: è un cane che si morde la coda e la mancanza di apertura dei mercati alla libera concorrenza condanna le nuove generazioni a crescere furbe, piccole e cattive e il Paese, di conseguenza, a deperire. Un Paese che invece garantisce a chi ha talento pari opportunità di accesso, è un Paese destinato a dare gioia di vivere e speranza a chi ci vive e lavora.

diMartedì

- - -

Rivedi le puntate

Quella notte sono io

La prima regola degli Shardana