Giovanni Floris sul suo nuovo libro contro privilegi e conflitti d’interessi

Tuttoconsumatori – 4 Dicembre 2005, di Laura Neri

Intervista a Giovanni Floris sul suo nuovo libro contro privilegi e conflitti d’interessi

L’ITALIA: IL PAESE DEL MONÒPOLI E DEI MONOPÒLI

“Questa volta a prendere la difesa dei diritti dei consumatori non è una delle molte associazioni ma Giovanni Floris, giornalista e conduttore televisivo di Ballarò, e con lui Vittorio Amedeo Alessio, corrispondente da Roma dell’agenzia Dow Jones. Il libro, edito dalla casa editrice Rizzoli, si intitola “Monopoli”, senza accenti, e recita in copertina “Conflitti d’interesse, caste e privilegi dell’economia italiana”.

Sig. Floris, esattamente di quali monopòli tratta nel suo libro?

Di tutti i monopòli che incontriamo in un Monòpoli ideale. Partiamo da via XX settembre che è la sede del Ministero del Tesoro e arriviamo a via Nazionale che è la sede della Banca d’Italia, passando per Piazza Affari, viale dell’Università, come in una plancia del Monòpoli tutto il vivere civile, economico e sociale italiano.

Per quanto riguarda i consumatori, nel suo libro parla di ENI e di Enel.

Non solo. Parliamo di tutti i settori in cui il consumatore paga di tasca propria la mancanza di concorrenza. Partiamo dalle tariffe, ma incontriamo anche le tasse, e poi i conti correnti, i costi dei trasferimenti con i taxi. I consumatori hanno a che vedere con i monopòli sempre e comunque in Italia, purtroppo.

Perché la bolletta della luce che arriva nelle case degli italiani è più cara della bolletta che arriva nelle case del resto d’Europa? Il costo del petrolio è aumentato per tutti.

Si può scegliere da quale gestore farsi fornire. Mentre in Italia l’energia, come il gas, così come tanti servizi sono ancora, se non in monopolio, in oligopolio e quindi i prezzi non sono dettati da una dura e spietata concorrenza, ma sono scelti dal produttore.

Perché non c’è concorrenza?

Perché in Italia si è privatizzato, ma non si è liberalizzato e nei settori come in particolare l’energia non si è nemmeno privatizzato appieno, perché sono ancora controllati dallo Stato.

Nel suo libro parla di un conflitto d’interessi dello Stato.

Perché lo Stato ha interesse a incassare in quanto Ministero del Tesoro e azionista delle società, però ha anche interesse a pagare poco in quanto Ministero dell’Industria a tutela dei consumatori. Quindi c’è un conflitto d’interessi tra lo Stato proprietario, lo Stato produttore e lo Stato consumatore.

Non era meglio quando i servizi erano statali?

Il problema è che quando tu privatizzi senza aver liberalizzato, cioè senza aver prima creato tanti proprietari, ma consegni tutto a un proprietario solo, se è pubblico perlomeno c’è la politica che in qualche misura può intervenire a calmierare, se è privato non lo ferma più nessuno, vuole guadagnare punto e basta. Però è la scelta tra due mali. L’ideale è avere dei servizi gestiti in concorrenza, poi uno dei concorrenti può essere anche il pubblico, ma deve essere “uno dei”, non l’unico.

Ci sono delle autorities che dovrebbero controllare e garantire il libero mercato.

Controllano, ma poi non le ascolta nessuno. A meno che non siano la Banca d’Italia e là l’ascoltano troppo. Però non fa più funzione di autority, ma è quasi capo cordata di un sistema.

Cosa dovrebbero fare i politici?

I politici dovrebbero spingere sulle liberalizzazioni, qualcosa lo hanno fatto Letta e Bersani sul commercio e sull’energia  Bisognerebbe fare una politica profonda di liberalizzazione e di sbriciolamento delle proprietà in tutti i settori, ma se pensiamo che uno dei settori che dovrebbe essere liberalizzato è quello delle televisioni… là spingere Berlusconi a liberalizzare nel settore televisivo mi pare che ci si sia provato e ne è uscita fuori la Legge Gasparri, che non è proprio un granché. Se uno decidesse di non votare più i politici che non liberalizzano, alla fine i politici dovrebbero liberalizzare perché hanno paura di non essere rieletti. Invece gli italiani non sentono sulla propria pelle la necessità di liberalizzare, ma prima o poi arriverà, se ne accorgeranno.

L’apertura del mercato bancario dipende solo dalle dimissioni del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio?

No. Dipende da una legge sul risparmio che obblighi chiunque sia il governatore della Banca d’Italia a non occuparsi di concorrenza, ma che passi la concorrenza all’Antitrust  Fino a che è una banca a controllare la concorrenza tra le banche, gioco forza non sia avrà la liberalizzazione del settore.

Nel suo libro si sofferma anche sulla reale difficoltà di molti giovani di intraprendere una professione e di creare impresa. Quale soluzione vede?

Di certo qualcosa bisogna fare. Gli ordini professionali in questo momento sono perlopiù un’istituzione che tutela gli interessi di chi è dentro gli ordini, lasciando fuori tante persone, anche i consumatori. Anche solo l’abolizione dell’obbligatorietà all’iscrizione a molti ordini sarebbe già un piccolo passo verso un cambiamento di un ordine che tuteli la qualità e non la quantità dei soldi che entrano in tasca a chi ne fa parte.

La concorrenza è di sinistra?

La concorrenza non è né di sinistra, né di destra, né di centro. La concorrenza fa bene ai poveri perché abbassa i prezzi e fa bene ai ricchi perché hanno la possibilità di guadagnare di più producendo meglio. Invece quelli che guadagnano vivendo di rendita, come adesso, cioè senza concorrenza, sono destinati prima poi ad incontrare qualcosa sul loro terreno che li spazza via dal mercato. Guardi le banche italiane, sono probabilmente le imprese che guadagnano di più in Italia e sono pure quelle più esposte all’assalto dall’estero, perché sono le più deboli nel contempo. Sono le più ricche e le più deboli. Invece con la concorrenza si diventa più ricchi e più forti.

La sinistra non sta “rubando” delle idee alla destra?

Io penso che i socialisti abbiano parlato di libero mercato e concorrenza molto prima di molte delle persone che ne parlano ora. Anche i liberalsocialisti e i repubblicani. La sinistra non è stata sempre e solo comunista. Ci sono tante sinistre. Se parlano, legittimamente, di mercato gli esponenti di Alleanza Nazionale possono parlarne altrettanto legittimamente molte persone a sinistra. E poi nessuno può scagliare la prima pietra sulla purezza delle proprie teorie sul libero mercato. Tutti hanno qualcosa da farsi perdonare, ma soprattutto tutti hanno molto da dire in positivo. Alemanno ha fatto discorsi molto importanti pure sul mercato. Così come Bertinotti si è detto favorevole alla liberalizzazione delle professioni. In realtà, per molti aspetti, non esiste destra e non esiste sinistra su questo argomento.

Nel suo libro attacca molto Berlusconi, soprattutto nel primo e nell’ultimo capitolo.

Si è proclamato erede di Margaret Thatcher promettendo liberalizzazioni o privatizzazioni e non ci sono state negli ultimi cinque anni, se non la privatizzazione dell’Ente Tabacchi. Non gli imputo di non aver fatto nulla, ma di non aver fatto nulla dopo aver detto che avrebbe fatto tutto.

La sinistra lo ha preceduto al governo e questi problemi non li ha risolti.

Però la sinistra non diceva di essere erede della Thatcher! Per quanto la sinistra ha fatto più di quello che ha fatto Berlusconi. Perché Letta e Bersani hanno liberalizzato nel settore del commercio e dell’energia. Questo è un fatto.

Tuttavia nell’energia non abbiamo la scelta tra vari fornitori, quindi non c’è concorrenza e non c’è libero mercato.

E’ vero, ma è nata la Borsa elettrica, ed è stata ceduta da parte di Enel parte della produzione. E’ una cosa complessa. Non dico che è stata fatta la liberalizzazione, dico che alcune cose sono state fatte, poco sicuramente, però ci sono state. Il libro fa una critica a Berlusconi e al centrodestra di aver vinto le elezioni promettendo le liberalizzazioni e poi di non averle fatte. E’ una critica che gli fanno anche Brunetta e Giuliano Ferrara. Che sia difficile era il dato da cui partire, non scoprirlo dopo cinque anni, perché si sa che è difficile. Tutto questo poi a me non interessa. A me non interessa se di destra, di sinistra o di centro: l’importante è che qualcuno le liberalizzazioni le faccia. Io non ce l’ho con te che non privatizzi. Io ce l’ho con me stesso che non obbligo te politico a fare queste cose, che non ti obbligo non votandoti più o votando in maniera diversa.

Lei pensa che la sinistra, se vincerà le elezioni, liberalizzerà il mercato?

Non lo so. Così come non so se lo farà la destra se dovesse vincere. Così come non so se lo farà il centro, come dice Mario Monti. Non è il punto del libro. Il punto del libro è una fotografia dello stato delle cose.

Progetti per il futuro? Altri libri?

Ora ne esce uno sul linguaggio del talk show, sul linguaggio giornalistico. Per quanto riguarda il futuro penso a… tirare avanti, a continuare a lavorare. E’ una cosa impegnativissima e faticosissima Ballarò. Non riesco a pensare a un futuro che non sia martedì prossimo.

diMartedì

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