OGGI – TV, intervista a Giovanni Floris

“Ballarò” va particolarmente bene in questa edizione: come si spiega il successo del suo programma? E’ diventato più bravo lei?
Spero che non sia così, significherebbe che prima ero io il freno! A parte gli scherzi, l’andamento della trasmissione è legato al tasso di passione politica che circola nel Paese, e al momento è un tasso particolarmente alto…. Poi è vero che prendiamo sempre più confidenza con noi stessi, sempre più sicurezza nel nostro linguaggio e nel modo di vedere le cose… Più il tempo passa più diventiamo sicuri (e orgogliosi) della nostra identità.

Perché secondo lei questo momento storico-politico fa crescere gli ascolti dei programmi d’informazione?
Perchè i cittadini italiani vogliono sapere, capire, essere coinvolti. Il pubblico segue tutte le trasmissioni (che infatti fanno tutte grossi ascolti) perchè vuole ascoltare più “campane”, e quindi costruirsi un’idea propria. Noi, in particolare, del confronto tra idee diverse facciamo il nostro dna. Poniamo un problema, ascoltiamo le teorie degli ospiti, poniamo dubbi, e vediamo quale teoria resta in piedi. Insomma: parliamo “alla testa” in tempi “di pancia”.

Quanto c’entrano tematiche legate a escort e transessuali nella crescita degli ascolti dei talk show?
Molto, ma noi non ne abbiamo mai approfittato. Abbiamo sempre trattato le conseguenze politiche dei fatti di cronaca, non abbiamo mai indugiato o giocato su particolari della vita privata dei protagonisti che non avessero un significato politico. Non perchè siamo meglio degli altri, ma perchè è stata dal principio la nostra scelta: a Ballarò discutiamo di politica. Senza remore, censure o esitazioni e con grade senso critico, ma parliamo di politica.

Qual è la battuta di Maurizio Crozza che finora ha più apprezzato?
Crozza fa molta polemica quando si occupa di Berlusconi, ma secondo me fa morire dal ridere quando si occupa del Pd. A D’Alema e Veltroni ha fatto battute eccezionali.

A proposito, ci faccia un ritrattino del “comico” di “Ballarò”…
E’ bravissimo. Ha sempre in mente un obiettivo, far ridere ospiti e il pubblico. In maniera intelligente, ma pensa a far ridere, e ci riesce. Per un comico non è poco.

Guarda i talk show dei suoi colleghi? Quali?
Sì, li guardo tutti. Come dicevo, è raccogliendo una pluralità delle voci che ci si fa un’idea completa.

Dopo “Separati in patria”, sta preparando altri libri?
Quello che ho provato a fare sinora è stato un percorso di 5 inchieste: i monopòli, la politica, la meritocrazia, la scuola, la cesura Nord e Sud. Ho cercato di spiegare i nostri costumi analizzando la relazione tra quello che siamo e la struttura della nostra società e della nostra economia. Vorrei arrivare ad occuparmi semplicemente di quello che siamo, e di quello che pensiamo: una sorta di inchiesta sui pensieri e le emozioni degli Italiani. Ma non è facile…

diMartedì

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