Dopo 150 anni dall’Unità… intervista a “La Gazzetta del Mezzogiorno”

Dopo 150 anni dall’Unità, la nazione è una sola, ma persistono i problemi che dividono Mezzogiorno e Settentrione. Di che natura sono? di Gino Dato

Centocinquant’anni di divisioni, che per qualche momento, nell’Italia postunitaria, ci siamo illusi di aver superato. E invece riprendono forza nelle difficoltà della crisi, nella recrudescenza degli egoismi. La secessione, che alcune forze politiche agitano, di fatto già consiste di una separazione dei destini di Nord e Sud ed è «la secessione che già c’è, non quella che qualcuno auspica e qualcuno teme», nota Giovanni Floris nell’introduzione al suo volume Separati in patria. Nord contro Sud: perché l’Italia è sempre più divisa (Rizzoli ed.). Uno sconcertante repertorio di dati, informazioni, inchieste che dimostrano come, accanto ai fattori storici, economici e sociali, ad approfondire i solchi tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud interviene «un mix di logica, cinismo e rassegnazione».

In una età in cui economisti come Amartya Sen parlano di multiidentità, non le sembra strano che nel nostro Paese si continui a parlare di divisioni tra culture molto diverse e separanti?
«Sono discorsi diversi, comunque capisco la sua provocazione. La realtà è che gli italiani sono tutti uguali, da Nord a Sud. Sono i problemi che hanno a essere molto diversi. Al Nord si cerca efficienza, al Sud semplicemente lavoro. Il problema è che restano frustrate le esigenze sia dei settentrionali che dei meridionali».

La disparità di risorse e di chance è un tema antico nella storia d’Italia. Che cosa è cambiato oggi, se pure è cambiato?
«Un Paese moderno è un Paese che investe tutte le sue risorse etiche e scientifiche al fine di risolvere i problemi della sua epoca, un Paese che sa affrontare i problemi che il passato gli ha posto davanti».

E invece l’Italia?
«Non è un Paese moderno perché accetta di sopravvivere in spaccata su un crepaccio, con un piede nella povertà (al Sud) e uno nella ricchezza (al Nord). Nascere al Sud vuol dire una cosa, nascere al Nord un’altra; studiare al Sud porta a dei risultati, studiare al Nord ne porta altri; lavorare al Sud implica certe condizioni, al Nord tutt’altre. Persino la busta paga parla due lingue diverse e hanno significati differenti vocaboli come crescere, studiare, lavorare. Sposarsi, costruirsi una vita, oppure separarsi e divorziare: nulla a che vedere tra le due parti d’Italia. Fare impresa, rivolgersi alla giustizia, essere uomo ed essere donna. Latitudini diverse, storie diverse».

Di che natura, a suo parere, è il vero gap? economico o culturale?
«Economico, decisamente. Per quanto da un punto di vista formale le quattro categorie poveri-ricchi, Nord-Sud non siano completamente sovrapponibili a due a due (non vale l’equazione Nord=ricchi e Sud=poveri, visto che molti sono i poveri che vivono al Nord e molti i ricchi che vivono al Sud), la spaccatura tra Settentrione e Meridione sostanzialmente può (e anzi da un certo punto di vista deve) essere considerata come una linea di frattura economica».

Ma rimane pur qualcosa in comune agli italiani?
«Siamo davanti a due Paesi diversi se si parla di economia o servizi, non se si parla di valori, senso civico, radici, cultura. Se si parla di tasca, non se si parla di anima».

Perché ci conviene restare uniti? sul piano logico? economico? storico?
«La questione non è se convenga o meno agli italiani restare uniti, bensì: esistono gli italiani, pur nelle forti differenze tra i modelli di sviluppo economico del Nord e del Sud? Esiste l’Italia, oppure le differenze sono così forti da farci pensare di appartenere a due nazioni diverse?».

E lei che dice?
«Secondo me l’Italia esiste. Secondo altri no, ma c’è chi sostiene la stessa cosa anche in Germania o in Gran Bretagna, ed è sempre possibile argomentare in modo convincente le proprie posizioni. Qui non si tratta di scoprire chi ha ragione, si tratta di fare una scelta di campo».

La soluzione, il superamento della divisione sono alla portata delle classe dirigenti che ci governano?
«Le classi dirigenti che ci governano rispecchiano il Paese che le elegge, quindi se vogliamo riunire l’Italia dobbiamo impegnarci tutti. Abbiamo più volte sognato un Obama italiano, basterebbe un nuovo Garibaldi!».

Infine, la questione può essere risolta? o dobbiamo rassegnarci a vedere una cartina geografica in cui, come ha fatto «La Padania» in questi giorni, aumentano le regioni di colore verde?
«L’Italiano del Sud è uguale all’Italiano del Nord anche quando va a votare. Ragiona pragmaticamente, vota il partito o il candidato che gli sembra più adatto a risolvere i problemi della sua collettività. L’idea che esistano dei problemi solo del Nord e dei problemi solo del Sud è un errore. Un Paese che non è in grado di offrire pari opportunità ai suoi cittadini in tutto il territorio è un Paese che fallisce la sua missione-base, e che quindi si appresta a mancare ogni altro obiettivo, a latitare davanti a ogni altra istanza».

diMartedì

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