Intervista a Enzo Biagi

Famiglia Cristiana – 5 Giugno 2005, intervista a Enzo Biagi

“Dopo l’esilio bulgaro per ora sto a guardare”

“La lontananza dal video non mi pesa. Ma la situazione di un presidente che controlla sei canali è unica al mondo”.

Nell’anticamera dell’ufficio di Enzo Biagi, uno studiolo con la finestra affacciata sulle boutiques e le decorazioni liberty della Galleria di Milano, c’è un’intera libreria di suoi volumi: capitoli di un lungo romanzo, di una lunga carriera di giornalista.

Quanti libri ha scritto? Ha provato a tenere il conto?

“Non ne ho la minima idea. Del resto non mi rileggo, non rileggo nemmeno i miei articoli, una volta pubblicati”.

Il prossimo libro?

“Ho in mente solo il titolo: Era ieri. Un libro di memorie, anche se penso che le memorie dovrebbero uscire postume. Ne guadagnerebbero in sincerità, anche se in fondo che le scrive ne sa….”.

E i premi?

“Nemmeno”

L’ultimo però dovrebbe rammentarlo perchè lo ha appena ricevuto: è il premio Ilaria Ali alla carriera?

“Ne sono stato onorato. Lo ritengo importante perchè è legato alla storia di una ragazza che faceva il mio mestiere con scrupolo e che ha pagato con la vita per questo. C’è un motto cinese che dice: meglio una cosa vista che cento raccontate. Lei ha voluto andare a vedere e ha pagato un prezzo troppo alto”.

Vede in giro giornalisti coraggiosi?

“Si sopratutto quelli della nuova generazione. Ma non faccio nomi perchè dimeticherei qualcuno”.

Biagio Agnes diceva che la Rai anticipa i cambiamenti del Paese.

“Credo che la Tv, con la diffusione che il mezzo comporta, sia un pò lo specchio… . Non mi pare abbia queste capacità profetiche. Deve raccontare quello che accade, Con purezza d’intenti e onestà verso il pubblico. La Tv è fatta da uomini con una moralità, una morale, un punto di vista. Il meno che può fare è rendere lo stato di una nazione”.

Che giudizio dà della Tv di oggi?

“In Tv ci sono giornalisti molto capaci. Non capisco per esempio come mai non ripeschino uomini come Gregoretti. O perchè accontonano Isepi. Oltretutto questa gente potrebbe portare con sé qualche giovane giornalista. Guardi che questa non è una domanda di assunzione”.

Il suo programma, Il fatto, è stato cancellato in seguito alla celebre proscrizione “bulgara” di Berlusconi pronunciata da Sofia. Si sente esiliato?

“No, tutto passa, c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere. Non ho la vanità di apparire. Sono goffo e timido”.

Non pensa che anche i giornalisti ci mettano del proprio per questa mania italica di “correre in soccorso del vincitore”, come diceva Flaiano?

Chaplin diceva che il successo rende simpatici. Anche se credo sia un atteggiamento molto discutibile.

Un esempio di Tv di qualità.

“Quel giovanotto che fa Ballarò, Giovanni Floris. Composto, ironico, quel tanto che ci vuole. E’ molto bravo, farà bene. Se la televisione non lo rovina…”.

Come le paiono i Tg?

“Mi sembrano buoni. Il Tg3 si distingue, perchè affronta argomenti spesso inconsueti. Si avverte anche che è di sinistra, ma è fatto bene”.

Sono molto diversi dal Tg1 che lei ha diretto nel 19962, per 11 mesi?

“Si, perchè nel frattempo è cambiata l’Italia. Sa, io… parrocchiale con il padre di Gianfranco Fini. Per la cronaca, era terzino.

Dove giocavate?

diMartedì

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