In Rai non ci sono voltagabbana

Corriere della Sera – 27 Marzo 2003

Giovanni Floris: Questa è bella!“In Rai non ci sono voltagabbana”

Parola di conduttore di “Ballarò”, quello che in qualche maniera ha preso il posto di Santoro.

Ma poi recupera la grinta e dribbla sullo sport (“nel calcio sono tutti cambiacasacca”), trancia giudizi su moti dei suoi ospiti, e fa autocritica soltanto sulla lunghezza dei suoi pantaloni. Era arrivato abbastanza in sordina, senza strepiti, senza risse.

Poi ci si è accorti che Giovanni Floris il conduttore di Ballarò non era un ragazzino timoroso. E qualcuno ha cominciato a rimpiangere Michele Santoro, che almeno non aveva la faccia del bravo ragazzo. Allora, Floris, era meglio Santoro? “Io con Santoro non c’entro nulla. Ballarò è stato ideato prima del siluramento di Santoro.”

Santoro era giudicato troppo di parte e da te ci si aspettava “neutralità”.

“Fare una trasmissione giornalistica vuol dire andare a rompere i coglioni al manovratore, fare domande da contro – potere”.

Quindi, se Santoro avesse continuato?

“Sarebbe stato meglio per tutti. Avrei potuto crescere con calma. Senza confronti: più di sinistra, meno di sinistra. Come fai a sostituire il numero uno, che ha un pubblico affezionatissimo, sia quello che lo ama, sia quello che lo odia?”

E Santoro?

“Si è dimostrato sempre molto amico, mi ha dato un sacco di suggerimenti”.

Tipo?

“Prima della puntata D’Alema – Cofferati mi ha detto: “E’ una puntata che va da sola, preoccupati solo che non escano dai binari. Per il resto tieniti fuori”. Ho fatto così ed è andata molto bene”.

La destra si è arrabbiata per l’intervista “inventata” a Berlusconi.

“L’avevo detto fin dall’inizio che era inventata. Berlusconi aveva distribuito una cassetta. Io mi sono chiesto cosa sarebbe successo se ci fossero state le domande”. Non era manipolazione era rivendicare il ruolo del giornalista”.

Ti rimproverano anche le “schede” di Peter Freeman e Alessandro Ribecchi.

“Ottimi e brillanti corsivi. I corsivi sono punti di vista personali. A volte non concordo neanch’io con loro, ma sono sempre contento di poterli mandare in onda”.

Qualcuno ha scritto: non chiamatelo Ballarò, chiamatelo Flopperò.

“La rete ci chiedeva il 6 e il 7 per cento di share. All’inizio stentavamo. Ma Ruffini è un giornalista e mi giudica con criteri giornalistici, a prescindere dai risultati.

E adesso facciamo tre milioni di audience, a volte 10 per cento di share, a volte addirittura il 14 e passa”.

All’inizio eri un po’ imbranato.

“Molto imbranato. Per me era la prima volta e dovevo combattere professionisti della tecnica dell’ospite”.

Spiega la tecnica dell’ospite.

“Io faccio la domanda. L’ospite la ignora e mi dice quello che vuole”.

E tu?

“Dopo cinque minuti o anche subito, rifaccio la domanda”.

Chi è stato il più tosto?

“Speroni della Lega. Nel corsivo di Ribecchi e Freeman c’erano tutte le frasi razziste di Borghezio e del sindaco di Treviso Gentilizi. Alla fine tutti ridevano ed io ho detto: “Non mi piace che si rida di questo, sono frasi orribili che da persone civili non possono essere dette. Lei le rinnega?”. E lui la buttava in caciara: “Rai 3 è una rete comunista”. E io:”Non è comunismo condannare il razzismo. Lei rinnega?” E lui: “E’ uno scandalo, la solita Rai £”. E io: “Lei rinnega o no?”.

Alla fine ha rinnegato?

“Qualcosa del genere. Ma da allora la Lega non viene più”.

Ce ne faremo una ragione.

“La lega è una forza politica rilevante”.

Un giornalista che insiste per avere una risposta è un sovversivo, un comunista.

“Se arriva un tecnico che ti installa l’antifurto, tu che fai? Cerchi di individuarne i difetti”.

Però se uno cerca i difetti solo negli antifurti di destra?

“Forse noto più facilmente i difetti della destra. Però se il condono lo avesse fatto il centro – sinistra avrei fatto un’identica puntata”.

Sicuro?

“Senti, mandiamo il centro – sinistra al governo e io ti faccio vedere che farò la stessa trasmissione”.

Ti dispiace fare domande cattive a chi ti piace molto?

“Nella puntata in cui c’erano Fassini e Follini svicolavano tutti e due. Ma si è incazzato Fassino”.

Altri ospiti tosti?

“Gaetano Pecorella. Rispondeva da avvocato alle domande politiche e da politico a quelle giuridiche.

Era una delle prime puntate e io ero ancora verginello. Ma alla fine ha dovuto ammettere che se non ci fosse stato il caso Previti la Cirami non avrebbe avuto questo corso”.

Ma con il ministro Giovanardi è andata peggio. Ti ha dato ripetutamente del nazista a causa del “corsivo” di Freeman e Ribecchi sui bombardamenti Usa nel mondo…

“Sulle prime ho pensato: Giovanardi è abilissimo. E’ l’unico democristiano in questo momento che riesce ad essere antipatico. Poi mi sono indignato perché le parole hanno un peso. E infine ho capito che alle volte anche gli ospiti possono essere stanchi…”.

Ti contestano certi servizi di parte.

“I servizi non sono affermazioni, sono domande”.

La critica che ti è dispiaciuta di più?

“Dopo la prima puntata hanno scritto che ero vestito come un impiegato con i pantaloni troppo lunghi”.

E te li sei cambiati subito.

“Che dovevo fare? I pantaloni erano obiettivamente lunghi. Uno si concentra sulla Fiat, si prepara, si documenta e poi scopre che quello che dà fastidio è la lunghezza dei pantaloni”.

Mauro Mazza, direttore del Tg2, mi ha detto che non si perdeva una puntata di Santoro, mentre adesso, il martedì quando c’è Ballarò, va tranquillamente a cena fuori.

“Il suo Tg ha ripreso notizie che abbiamo detto noi, quindi se non ci guardava lui ci guardava qualcun altro. Un bravo giornalista non si perde gli scontri tra D’Alema e Cofferati o le puntate sulla giustizia. Sono sicuro che il martedì usa il videoregistratore”.

Tu vai a cena fuori quando c’è il Tg2 Dossier di Mauro Mazza?

“No. Anche se Mazza non è tra i tre milioni che vedono Ballarò, io sono tra i 900 mila che vedono Tg2 Dossier”.

Le tue origini?

“Sono nato a Roma, famiglia borghese”.

Scuola?

“Liceo al Tasso negli anni ’80. Ero anarchico all’epoca. Leggevo Stimer e Jean Sorel”.

Sei giovane. Niente ’68, né 77.

“Le occupazioni di scuola non erano contro il sistema. Ricordo un corteo perché si erano rotti i termosifoni. Cortei “riformisti”, il Tasso era un mondo chiuso che supponeva di essere un mondo intero. Noi ci consideravamo i presidenti del consiglio del mondo.

Avevamo la soluzione per tutti i problemi della Terra”.

Il giornalismo?

“Era un sogno. Mi ero iscritto alla Luiss ma mi ero reso conto che il giornalismo era un mondo di gente che aveva tutta un cognome importante. Poi cominciai a fare qualche piccola collaborazione”.

Il primo articolo?

“Venti righe sul Messaggero sul fatto che mancava l’autobus a Casale Rocchi, 23 mila lire”.

E la Rai?

“Vinsi il concorso per la scuola della Rai di Perugina. C’erano Monica Maggioni, Gerardo Greco, Daniela Orsello, Antonio Preziosi, Lucilla Alcamisi. Andai al Giornale Radio e dopo un po’ arrivò Paolo Ruffini. Fu la svolta della mia vita. Ruffini ebbe il coraggio perfino di mandarmi giovincello a fare il corrispondente a New York. Lì cominciai anche a fare televisione. Ed eccomi qua”.

La Rai risulta essere una specie di incubatrice di voltagabbana e di adulatori.

“Sai che io non ho mai detto nemmeno a Ruffini per chi voto? Sai che non avevo mai conosciuto segretari di partito prima di adesso?”.

Quindi non è vero che in Rai si fa carriera se si è voltagabbana e adulatori?

“E’ un cliché. Nel cliché c’è sempre qualcosa di vero e qualcosa di falso. Ma è troppo facile dirlo. Se una cosa è troppo semplice, spesso è anche falsa”.

Va bene, in Rai non ci sono voltagabbana.

“Ma ce ne sono tantissimi nel calcio”.

Nel calcio?

“Conosci Liverani? Gioca nella Lazio, ma è tifoso della Roma. Di Mauro giocava nella Roma e poi è passato nella Lazio. Manfredonia, grandissimo giocatore, giocava nella Lazio e poi è andato alla Roma. Ricordi Ciccio Cordova? Dalla Roma alla Lazio.

Ricordi De Nadai? Dalla Lazio alla Roma. Sono cose inammissibili”.

Stai scherzando?

“Scherzando? Vogliamo parlare di Camoranesi? E’ nato in Argentina. Gioca nella Juventus. Ha chiesto alla sua Nazionale se lo vogliono. Gli hanno risposto di no e allora, siccome ha il doppio passaporto, gioca nella Nazionale italiana. Ecco un bel voltagabbana internazionale”.

Ritanna Armeni sostiene che è voltagabbana anche il sindacalista che va a fare il direttore del personale.

“Non è vero, è il migliore direttore del personale possibile. Se fossi un sindacalista vedrei positivamente il fatto di avere un capo del personale che stava dalla parte mia”.

Sei un vero riformista?

“Non lo so. Un buon sindacato è quello che fa un buon accordo. Te lo dice pure Bertinotti”.

Bertinotti però?

“Bertinotti però non replica mai che un accordo sia buono”.

Molti sostengono che un giornalista come Furio Colombo non sarebbe dovuto passare dalla Fiat all’Unità.

“Non vedo contraddizione: è un intellettuale di tale raffinatezza”.

Ho capitio. Sei prudente.

“Senti, ho 35 anni. Ho scoperto che Ferrara era comunista leggendo i giornali. Nelle tue interviste nominano sempre Liguori. Ma io di Liguori so a malapena che è della Roma.

E che è un direttore di Mediaset”.

Ma se un operaio di Marghera protesta per l’inquinamento e poi, diventato piccolo industriale, dice che l’inquinamento non esiste, è un voltagabbana?

“E’ un voltagabbana”.

Meno male. Bossi diceva che Berlusconi era un mafioso, quando non era suo alleato.

Se venisse a Ballarò che cosa gli chiederesti?

“Gli chiederei: “Ha cambiato idea su Berlusconi?”. E gli faremmo un bel corsivo ricordando che lo chiamava Berluskaiser”.

Vedrai che non verrà.

“Questo è un invito: venga Bossi! E’ piacevole chiarire le cose”.

Consentimi, sei evasivo nel complesso.

“Ogni cosa va approfondita, scandagliata, spacchettata, e poi si può dare un giudizio.

Come fai a giudicare la vita di una persona?”.

Se avessi Paolo Guzzanti in trasmissione gli chiederesti perché un’icona della sinistra è passata con Berlusconi?

“Non gli direi mai che è un voltagabbana, ma sarebbe interessante parlare con lui per capire perché ha cambiato idea”. Stiamo dicendo la stessa cosa. Tu la chiami “cercare di capire”.

Carrara, l’unico eletto della lista di Pietro che passa subito dopo con Berlusconi, vogliamo cercare di capire?

“Di fronte al caso Carrara la mia posizione vacilla. Anzi crolla. Spero che gli elettori li facciano a fette quelli come lui”.

E Scogliamiglio che passa dalla destra alla sinistra, Mastella che fa il ribaltone, la Pivetti che ripudia la Lega che l’ha fatta diventare grande. Dini buono sia per i governi di destra che di sinistra?

“Questi sono casi di coscienza. Facciamo conto che uno si presenti con un partito che dice: “Dipingeremo di rosso le case”.

Poi il partito cambia idea e dice: “Ora le case le dipingiamo di blu”. Se quello se ne va dal partito, chi è il voltagabbana lui o il partito?”.

E se uno si presenta alle elezioni e dice:”Faremo le case rosse” poi viene eletto e si mette a fare le case blu? Chi cambia partito dopo essere stato eletto non dovrebbe dimettersi?

“Nel maggioritario chi vuole cambiare schieramento dovrebbe lasciare il posto”.

Hai pressioni dai politici? Lamentele?

“C’è Capezzone, il segretario del Partito radicale, che mi ha denunciato alla magistratura perché non l’ho invitato. Ma io credo che non esista il reato di mancato invito”.

Perché non lo inviti?

“Ho invitato almeno quattro volte la Bonino, alla fine è venuta ed è stata bravissima. Lui lo inviterò non appena ci sarà un argomento per cui lui è un ospite importante”.

Mi dai una definizione di adulazione?

“Orazio diceva: “Gli adulatori servono a farti capire come dovresti essere per evitare che siano loro a farti del male”.

Quindi se uno ti dice: “A sei il più bravo premier del mondo?”

“In realtà ti sta dicendo: o diventi il più bravo oppure ti bastono”.

Ti viene in mente il nome di un adulatore?

“Uno che si autodichiara tale: Emilio Fede. Furbo: l’autogossip libera dal gossip.

L’ha fatto Berlusconi con sua moglie e con Cacciari”.

Va bene faccio un nome io? Schifani? Bondi? Vito? Gentile?

“E’ sempre il solito discorso: mai fermarsi in superficie. Vallo a vedere, controlla, verifica, datti da fare”.

Non c’è bisogno. Ci sono delle dichiarazioni: Berlusconi è un grande statista, Berlusconi meriterebbe il Nobel, tutta Forza Italia dovrebbe comportarsi come Berlusconi.

“Non significa che siano adulatori. Siamo sicuri che quelli che sembrano adulatori in tv siano veri adulatori e non sia un piano?”.

Quale piano?

“Farsi vedere circondati da yesmen può servire a eliminare le critiche.

Perché uno dice: “Vabbè, è inutile, tanto a chi le dico, a Schifani?”.

Dicono anche di Vespa che sia un adulatore.

“Vespa tira fuori le notizie, non c’è niente da dire, è un giornalista”.

Ma il risotto di D’Alema, Amato che gioca a tennis? Sono notizie?

“Se Amato decide di giocare a tennis in televisione, è un problema suo. Io non glielo proporrei, non l’ho mai proposta una cosa del genere. A me piace l’informazione nuda e cruda. Senza spettacolo”.

Il giornalismo televisivo attraversa un buon momento?

“Lerner fa una trasmissione bellissima. Uno scavo profondissimo. Mi piace la chiarezza con cui affronta gli argomenti. Come una lama. Però ogni tanto sarebbe bello che si interessasse dell’Italia. Ferrara fa bellissime domande sia a destra che a sinistra. Non mi piaceva come trattava il co-conduttore, quando era Lerner. So che Lerner si seccava. Santoro era bravissimo.

Aveva un approccio talmente duro che le notizie dovevano uscire per forza. Biagi è straordinario per le domande, nude e crude. Vespa è abilissimo nella gestione degli ospiti. Non mi piace quando fa le trasmissioni leggere. Oggi la guerra e domani i calendari delle attricette. Ma non ha senso dare le patenti. Io che sono l’ultimo arrivato”.

C’è un giornale che non ti piace?

“No. Più ne leggi meglio è”.

Se proprio un buonista.

“Ce ne sono molti di cui si può fare a meno”.

Meno male. C’è almeno il giornalista che ti rompe?

“Ce n’è uno che scrive stupidaggini sul Foglio. Oggi mi sono fatto questa. Domani mi faccio quest’altra. Ogni volta lo vado a leggere e ogni volta dico: “Che me frega di queste cose? Perché le ha scritte? Perché qualcuno gliele pubblica?”.

Che dicono i critici di te?

“Non piaccio a Norma Rangeri. Manifesto. Dice che la trasmissione non vale niente.

All’inizio diceva che facevamo poca audience. Adesso che ne facciamo tanta, ci paragona a Zelig, quindi facciamo sempre poco. Però è venuta ospite a Ballarò. Efficacissima”.

L’errore della tua vita?

“Smettere di giocare a pallone, ero fortissimo. Giocavo nel Casale Rocchi. Ero centravanti, arrivai secondo nella classifica cannonieri. Giocavamo contro la Rotulea, contro Boccea. Partite dure. I difensori menavano. Ero piccoletto. Gli stopper mi sputavano in testa. Partite stupende. Belle risse.

Mi divertivo molto. Spesso alla fine rimanevamo chiusi negli spogliatoi con i genitori che ci volevano menare. Due o tre volte ci ha salvato la polizia”.

Facciamo il gioco della torre?

“No!”.

Immaginavo.

“E’ una categoria mentale che rifiuto. Vorrei proprio eliminare il sistema binario dal mondo”.

diMartedì

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