Il Risiko di Giovanni Floris

Il Sole 24 Ore del 16 novembre 2006, di Stefano Natoli

Giovanni Floris sceglie ancora una volta il nome di un popolare gioco da tavola per parlare di tasse e pensioni, di bollette e liberalizzazioni, di lavoro e stipendio, di conto in banca e di asili nido…insomma di economia o, come recita il sottotitolo, dei ‘problemi degli italiani e delle finte guerre della politica’. Si chiama infatti ‘Risiko’ (nel 2005 era stata la volta di ‘Monopoli’) l’ultima fatica del ‘signor Ballarò’ mandata ancora una volta in libreria da Rizzoli. La scelta del titolo la spiega lo stesso giornalista di Rai Tre: “La politica italiana cade spesso nella sindrome del Risiko: i suoi protagonisti parlano un linguaggio tutto loro, si confrontano su tematiche oscure per la maggior parte dei cittadini, si dividono in squadre per combattere battaglie inutili. Come a Risiko, si affrontano in scenari che non hanno nessun collegamento con la realtà”. Perpetuando, insomma, l’eterno vizio del ‘politiche’. Molta apparenza, poca sostanza ed eterno rinvio della soluzione dei problemi degli italiani.

Politica, insomma, come gioco da tavolo. Come in una partita del popolare Risiko, i politici si misurano su un campo di battaglia che ricorda solo da lontano il mondo reale, e ogni giorno chiedono ai cittadini di schierarsi dall’una o dall’altra parte. Liberalizzazione o Protezione? Innovazione o Conservazione? Tutto si riduce secondo Floris a uno scontro meramente ideologico, dove ad opporsi non sono idee e progetti alternativi,ma atteggiamenti e frasi fatte, “princìpi prèt-à-porter” imposti da chi gestisce il potere per mascherare la propria incapacità di trovare soluzioni concrete:

Così, sostiene il giornalista televisivo, il problema di regolamentare un mercato del lavoro sempre più iniquo – “che ha prodotto una generazione di precari allo sbando” – diventa una battaglia “pro o contro la legge Biagi”. Gli studi sulla fattibilità delle nuove infrastrutture, come la Tav, vengono sostituiti da una guerra tra favorevoli e contrari alle Grandi Opere. E mentre le famiglie italiane sì producono in acrobazie finanziarie e organizzative degne di un trapezista per far quadrare i conti di casa e crescere i figli, i governanti si perdono secondo l’autore in complicate dissertazioni sulla ‘Famiglia Ideale’ – eterosessuale o omosessuale? conviventi, coniugati o single? – invece di mettere in atto una politica concreta fata di finanziamenti, alloggi e asili nido.

Indagando i retroscena delle speculazioni finanziarie, delle acquisizioni bancarie, dei monopoli energetici, Floris rivela inoltre quanto spesso l’interesse del cittadino venga sacrificato a più o meno occulti giochi di potere. Per risollevare un Paese in crisi, conclude, dobbiamo poter smettere di estenuarci sul fronte della guerra per la sopravvivenza e concentrarci sulle riforme necessarie, pragmatiche, strutturali.

Il linguaggio è estremamente chiaro, le pagine dei vari capitoli – quattro, per un totale di circa 230 pagine – scorrono via in modo decisamente piacevole e senza problemi di alcun tipo. Lo scopo dell’autore – è evidente – è di arrivare ‘direttamente’ al lettore, di farsi capire, che è poi l’abc di ogni buon giornalista. Il risultato è lodevole: le denunce contenute nelle varie inchieste ‘graffiano’ sul serio e non lasciano indifferenti. Fanno anzi venir voglia di alzarsi in piedi e di urlare ai politici, di destra come di sinistra, di mettere una volta per tutte da parte ‘la politica del Risiko’ e di riscoprire l’’altra’ politica, quella che “emoziona, è bella, è vera” e soprattutto “che possono fare tutti”. Quella politica dove chi vince è chi è disposto a smettere di giocare. Ricordando agli altri, è questa la conclusione del libro, “quanto sia bello, nel contempo, vivere e filosofare”.

diMartedì

- - -

Rivedi le puntate

Quella notte sono io

La prima regola degli Shardana