Giuliano Ferrara il matador

L’Espresso – 10 Ottobre 2005, Il vetro soffiato di Eugenio Scalfari

Inevitabile il divorzio da Lerner: ‘Otto e mezzo’ è una corrida con la violenza e il sangue, dove però non è mai previsto che il toro uccida il torero.

Dopo poche trasmissioni di ‘Otto e mezzo’ condotte di nuovo insieme a distanza di qualche anno dal primo esperimento, la coppia Giuliano Ferrara-Gad Lerner si è consensualmente separata e questa volta probabilmente in maniera definitiva.

Più che una separazione, un divorzio ma senza liti. Le ragioni le ha spiegate lo stesso Lerner in un’intervista a ‘Repubblica': “Se avessimo continuato avremmo messo in pericolo la nostra amicizia”, ha detto Gad, “alla quale, nonostante i dissensi professionali, tengo molto. E poi i nostri litigi davanti al teleschermo avrebbero cambiato inevitabilmente la natura della trasmissione che mira a far parlare gli ospiti di un determinato argomento e non a sottolineare i bisticci tra i due conduttori. Quando ho proposto a Ferrara di sospendere e gliene ho detto le ragioni si è dichiarato d’accordo”.

Insomma è finita. S’inviteranno reciprocamente ma con parsimonia a ‘Otto e mezzo’ e all”Infedele’, ma niente di più. La pensano diversamente su tutto e non solo sulla politica ma anche in filosofia, sulla religione, nel costume, in economia. Ormai non si sopportano più.

Se ne è rammaricato sul ‘Corriere della Sera’ di sabato scorso il critico televisivo Aldo Grasso, uno dei più eminenti nel giornalismo italiano. Giustamente ha ricordato che le minestre riscaldate affascinano l’immaginazione, ma alla prova dei fatti non soddisfano. Gabriele D’Annunzio nel ‘Piacere’ parla del gusto amaro e senza aromi della sigaretta spenta e poi riaccesa, per dire di amori interrotti che non possono riprendere.

Io non so se un’amicizia possa paragonarsi a un rapporto amoroso. Credo di no. Mi sorprende che si dia tanto peso al caso Ferrara-Lerner, in fondo non è inconsueto tra prime donne della comunicazione. Di recente una separazione assai più clamorosa accadde tra Mentana e Mediaset e se ne è parlato molto, ma le due situazioni non sono oggettivamente paragonabili.

Certo il ‘gossip’ regna sovrano e i giornali, anche i più autorevoli, se ne pascono volentieri. Ma Aldo Grasso osserva acutamente che il dissidio Lerner-Ferrara è probabilmente un esempio o una metafora dell’incomunicabilità tra i due Poli: l’appartenenza intrinseca di Ferrara con Berlusconi e di Lerner con Prodi ha fatto premio sull’amicizia privata. Le rispettive lunghezze d’onda, alfabeti, vocabolari, non comunicano più e perciò la stessa polemica diventa impossibile.

L’osservazione di Grasso fornisce una buona spiegazione di quanto è accaduto, ma merita, credo, qualche ulteriore approfondimento.

Né Gad Lerner né Giuliano Ferrara sono in realtà conduttori di talk show. Del resto non lo è neppure Mentana. Lo è invece Bruno Vespa, che sembra nato per quel ruolo, e lo è in modo molto diverso Giovanni Floris con il suo ‘Ballarò’.

Un vero conduttore si realizza quando i suoi ospiti sono i più qualificati possibili e vengono messi nelle condizioni di dare il meglio di sé. Sia Vespa che Floris perseguono nelle loro trasmissioni quest’obiettivo. Hanno, ciascuno dei due, le loro opinioni politiche che affiorano dal sottofondo delle trasmissioni, ma la loro attenzione prevalente è che il dibattito sia il punto di forza della rete.

Per Ferrara e in modo diverso per Lerner le cose stanno diversamente.

Gad è certamente interessato al dibattito e alle opinioni dei dibattenti, ma è continuamente in campo lui stesso. Confronta le sue tesi con quelle degli altri e oltre che arbitro gioca anche lui la sua partita. Senza dissimulazione. Qualche volta entra sull’interlocutore a gamba tesa. Poi, se se ne accorge, se ne scusa. Ma non rinuncia mai all’ultima parola. Insomma: un arbitro attento e un giocatore civile. Non toglie che la mescolanza di due ruoli così antitetici non ne faccia un conduttore ideale.

Ferrara è Ferrara. Nel suo ‘Otto e mezzo’ gli ospiti sono presenti soltanto per far rifulgere le capacità del ‘matador’. Alcuni hanno il compito di sfiancare il toro a colpi di picche e di ‘banderillas’, facendolo arrivare già pesto e sanguinante al momento della mattanza. Altri appunto son lì per essere mattati.

Quanto al conduttore numero due, a lui (o a lei) è riservata la funzione di ‘spalla’ e guai se esorbita da quel ruolo. È un co-celebrante, ma il sacramento e la sua gestione spettano a Giuliano. Meglio se la ‘spalla’ è una donna e ancor meglio se ha appartenenze di estrema sinistra: Giuliano è gentile e beneducato nel privato e con una collega di sinistra riesce ad esserlo perfino davanti alle telecamere. Ma con un suo pari, per di più di sesso maschile, la sua ferocia non ha limiti.

‘Otto e mezzo’ non è un talk show, ma semplicemente lo show di Giuliano Ferrara. Lui è lo sceneggiatore, il regista, l’attore protagonista. Arbitro? Non c’è arbitro perché non esistono regole, non esiste ‘par condicio’, non esiste ‘fair play’. L’unica eccezione, non so bene perché, la fa per D’Alema.

È una corrida con la violenza e il sangue delle corride salvo un punto: il toro non potrà mai in nessun caso uccidere il torero perché il copione non lo prevede.

diMartedì

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