Floris: Romano e Silvio da me per un match

Corriere della Sera – 10 Giugno 2005, intervista a Giovanni Floris

Martedì 14 chiuderà “Ballarò” su Raitre. Quale sarà il tema della puntata, Giovanni Floris?

“Penso che parleremo della voglia della Lega di abolire l’euro per tornare alla lira. Ma dopo questa domanda ammetto che il mio sogno sarebbe finire con un faccia a faccia tra Berlusconi e Prodi dopo tre anni di grandi soddisfazioni e di puntate importanti in cui abbiamo dimostrato che esiste il modo di confrontare civilmente in tv idee diverse”.

Pensa che la proposta verrà accettata?

“Non lo so. Intanto diramo l’invito. Poi si vedrà. Sono comunque pronto ad applicare regole chiare. Se vogliono possiamo studiarci un accordo. Dopo l’imprevisto arrivo di Berlusconi in aprile ho studiato l’accordo Bush-Kerry. Trentadue pagine di divieti concordati tra avvocati: due minuti di interventi a testa, verso il finale la lampada rossa di avviso, novanta secondi di replica, vietati applausi e fischi dalla platea”.

Negli Stati Uniti il ruolo del conduttore è limitato…

“Bisognerebbe “italianizzare” un pò il tutto. Nella trattativa vorrei prevedere, è evidente, un ruolo per me… Quest’anno abbiamo dimostrato (non solo nella puntata col premier) come un confronto limpido e sereno sia possibile. E sono certo che nel caso Berlusconi-Prodi le regole arriverebbero da sole, ispirate dal buonsenso. Nel “duello” sarebbero i due protagonisti stessi a rispettare i tempi e limiti, alternandosi senza divieti eccessivi… sarebbero troppo numerosi per litigare sui tempi”.

Quali domande vorrebbe rivolgere per prime ai due?

“A Berlusconi chiederei se davvero ha intenzione di fare dell’Europa il capro espiatorio del cattivo funzionamento della nostra economia. A Prodi rivolgerei un quesito sulla leadership del centrosinistra e sulla questione della sua lista, cioè se davvero intende darle vita e quali secondo lui sarebbero le conseguenze per l’Unione”.

Berlusconi ha scelto “Ballarò” per tornare in tv. Pensa di aver insegnato qualcosa a Bruno Vespa?

“Assolutamente no. “Porta a Porta” è una trasmissione diversa da tutte le altre, così come lo è “Ballarò”, e continuerà a esserlo. Nessuno, con un successo, rende uguali gli altri a sé. Semplicemente ha funzionato il nostro format: contrapporre sempre un’opinione all’altra posizione. Siamo stati premiati da un 12% di share medio con più di tre milioni di spettatori e punte che sono arrivate a quattro-cinque”.

L’anno prossimo sarà quello della concorrenza nelle serate dell’approfondimento. Oltre a Vespa ci sarà Mentana su Canale 5. Non la preoccupa tanto affollamento?

“La gara degli ascolti nell’informazione, a differenza di quanto accade nell’intrattenimento, non esiste. Vince solo e soltanto la notizia. Si può vincere in tanti”.

La Rai sta cambaindo vertici. Cosa si aspetta da futuro?

“Una Rai che punti sempre di più sull’informazione lasciando la possibilità di rientrare a personaggi come Enzo Biagi e Michele Santoro ma valorizzando anche nuovi talenti, scelti tra chi lavora quotidianamente e trova notizie. La verità è che proprio in questa gente c’è la grande ricchezza della nostra azienda”.

C’è chi teme una nuova occupazione della Rai da parte della maggioranza di governo. Lei cosa ne pensa?

“Se aspettiamo che la politica faccia un passo indietro nella Rai sbagliamo tattica: non avverrà mai. Tocca a noi dipendenti trovare la forza per indebolire la mano della politica nell’azienda”.

diMartedì

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