Floris: “Imparo da tutti senza copiare nessuno”

La Stampa – 9 Gennaio 2003

“Non era facile nello scorso anno, mentre alla Rai infuriava la polemica sulla cancellazione degli appuntamenti con Michele Santoro, mettersi alla guida di un nuovo programma di informazione.

Paragoni e fucili puntati erano inevitabili, ma Giovanni Floris, 35 anni, viso pulito da bravo ragazzo, esperto in questioni di economia, tanta radio e un anno vissuto come corrispondente da New York, compresi i giorni cruciali dell’attacco alle Torri Gemelle, non si è tirato indietro: “Ho lavorato per quattro anni il Gr con l’attuale direttore di Raitre Paolo Ruffini, la certezza di poter fare giornalismo libero, con lui, è scontata e con questa garanzia non potevano sorgere problemi e infatti non ce ne sono stati.”

Certo, l’ombra di Santoro restava incancellabile: “Non abbiamo mai pensato di essere suoi eredi anche perché continuiamo tuttora ad augurarci che lui possa tornare, proprio qui a Raitre come ha detto più volte Ruffini. E comunque i paragoni non ci hanno mai preoccupato, anche perché, per ogni puntata fatta c’è stato sempre qualcuno di diverso a cui venivamo accostati: ora a Santoro, ora a Lerner.

In ogni caso sapevamo bene che bisognava andare avanti per la propria strada, senza farsi schiacciare dai confronti”.

Una strada che ha dato i suoi frutti: se la prima puntata di “Ballarò” (5 novembre 2002) è stata seguita da 1 milioni e 623 mila spettatori, quello dell’altra sera ha avuto un pubblico di quasi 3 milioni (con il 10,78% di share: “Siamo felicissimi – commenta Floris – perché fin dall’inizio avevamo deciso di affrontare argomenti tosti, senza doverci sentire perseguitati dall’incubo degli ascolti.

Avere successo, con queste premesse, è per noi molto importante”.

Con Floris lavorano al programma Annamaria Catricalà, stefano Tomassini, Lello Fagiani e c’è anche una consulenza di Giulio Anselmi: “Ognuno di noi ha una diversa storia professionale: insieme abbiamo cercato di mettere in piedi una trasmissione nuova che, oltre ad approfondire gli argomenti, riuscisse a dare delle notizie e, nel migliore dei casi, a intervenire sulla realtà.

Cosa che è accaduta quando abbiamo parlato di estorsioni e anche quando, l’altra sera, si è detto delle associazioni che aiutano i bambini in Moldavia”.

Partiti nel pieno della bufera politica in tv di stato, quelli di “Ballarò” sono riusciti ad andare avanti, senza correre rischi di polemiche e cancellazioni: “Questo si deve all’ambiente libero che caratterizza Raitre; a parte il fatto che, dopo la puntata sull’immigrazione  la Lega non ha mai più risposto ai nostri inviti, non ci è successo niente. Anzi, abbiamo ricevuto molte e-mail in cui ci si diceva che eravamo riusciti a dimostrare che la Rai può ancora essere libera”.

Ma, secondo Floris, il giornalismo può essere non schierato? “Il giornalismo deve rappresentare il centro – potere, deve chiedere conto di ciò che accade ai responsabili. Almeno così lo intendiamo noi di “Ballarò” e, per questo, ci è anche capitato di essere giudicati faziosi”.

Tra i temi che potrebbero essere al centro del prossimo appuntamento con la trasmissione in onda dallo studio 2 di Via Teulada ci sono le pensioni “di cui si parlerà attraverso il confronto padri – figli”; i nuovi girotondi con una riflessione “sulla sinistra e sulla sua volontà di trattare oppure no”; la pubblicità.

“Non ho un modello preciso – dice Floris- ma cerco di rifarmi a tutto il meglio che mi ha preceduto, di imparare da tutti; il, coraggio di Santoro, la capacità di comunicare di Costanzo, quella di approfondire di Lerner, la cultura di Santalmassi, la professionalità di Vespa”.

diMartedì

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