Floris: ha vinto l’informazione

L’Unità – 16 Gennaio 2003

Il conduttore di Ballarò”: “Niente risse, da noi la sfida è sulle idee. Che non sono mancate”

“Chi ha vinto tra Cofferati e D’Alema? Ha vinto l’informazione, ma anche la politica”. Giovanni Floris, conduttore di “Ballarò”, non nasconde l’entusiasmo per il successo della sfida televisiva: “Per noi era la notizia del giorno”.

Ed è altrettanto sorpreso dal picco di ascolti, che alla fine della puntata ha raggiunto il 21 per cento.

Come è nata la sfida fra i “duellanti”, la partecipazione di Cofferati non era certa?

“Lo avevamo invitato e mercoledì scorso ci aveva detto di sì.

Il tema di partenza sarebbe dovuto essere quello delle riforme, infatti avevamo invitato anche Sandro Bondi e, fra i leader del centrosinistra, il primo a rispondere è stato Massimo D’Alema.”

Non è vero che altri hanno rifiutato, Fassino o Rutelli?

“So che il primo ad accettare l’invito è stato D’Alema. Pochi giorni dopo, ha fatto quel paragone fra l’ex segretario Cgil e Gengis Khan. Allora ci siamo detti, il confronto è diventato notizia”.

Intuito o colpo di fortuna?

“Era nell’aria  A quel punto, ci siamo detti, parliamo solo di riforme? Il tema del giorno era il rapporto fra diverse anime della sinistra, così abbiamo pensato al titolo “I Duellanti”, come il film di Ridley Scott. E abbiamo chiamato Bondi per disdire l’invito, dato che il tema era cambiato”.

Il portavoce di Forza Italia si un po’lamentato di questo?

“Mah, mi sembrava non ci fossero stati problemi con lui, quando parleremo di riforme lo richiameremo. Era evidente che il tema fosse stato interno alla sinistra e non credo che un elettore di centrodestra si sia sentito tradito.

Anzi, stiamo pensando a una puntata sulla destra, là dove esiste un dibattito interno”.

Da An lo chiedono….

“Lo faremo. L’importante, per noi, è stare sulla notizia”.

Il “duello” stesso ha fatto notizia, e si discute su chi lo abbia vinto. Che ne pensa?

”Non so dire se ha vinto Cofferati o D’Alema. Ha vinto l’informazione, più di due ore di dibattito mantenuto su livelli alti, tanto che alla fine della partita Milan – Chiedo i telespettatori si sono buttati in massa su RaiTre, dall’11 per cento di ascolti all’inizio siamo volati al 21.

Non abbiamo l’assillo degli ascolti, come rete, ma è un successo”.

Provi a entrare nei panni dello spettatore…

“E’un po’ difficile, ma direi che me la sarei vista tutta. Perché si parlava di politica alta. I temi sono reali: dove va la sinistra, che cos’è oggi, di deve dialogare o no col governo.

Ha vinto anche la politica”.

Cofferati non era in studio.Uno svantaggio?

“Certo lo avremmo preferito in studio, ma da impiegato Pirelli ha un normale problema: deve timbrare il cartellino mattina e sera”.

D’Alema ha lasciato a cala la freddezza?

“Credo che tutti e due abbiano fatto vedere di non possedere il monopolio della passione, entrambi sono appassionati alla politica. D’Alema non l’avevo mai conosciuto, mi è parso simpatico.

Cofferati l’ho conosciuto da giornalista economico. Sono contento che abbiano espresso bene, con chiarezza, le loro opinioni hanno colto i dubbi e le contraddizioni”.

Secondo lei nel dibattito nella sinistra, è stato un passo avanti verso l’unità?

“Da osservatore, il fatto che si siano parlati per più di due ore, dimostra una volontà di confrontarsi, non di accordarsi.

Come ha detto il professor Viroli “la democrazia si misura sulla capacità di ascoltarsi”, e loro si sono ascoltati”.

Temeva uno scontro?

“No, per me Cofferati e D’Alema erano la notizia portata nello studio. Poi, quello che nasce nasce, ma non pensavo di dover indirizzare il dibattito”.

E’ vero che Curzio Maltese, di Repubblica, è stato rifiutato da D’Alema e Polito, direttore del Riformista, da Cofferati?

“Non ne so nulla, nelle riunioni vengono fuori mille nomi, il parterre era quello che è stato.

Tra l’altro Maltese è apparso nel servizio di Firenze. Insomma, non ci sono stati né veti, né input o pressioni da parte degli sfidanti, né aiuti a uno di loro da parte nostra”.

Rispetto alle risse la tv, quella di “Ballerò” è una formula vincente?

“Lo schema è quello dei duellanti all’americana, ma la sfida è sulle idee, non sulla voce più alta. E tutti gli ospiti ci hanno sempre riconosciuto di rispettare il pluralismo.

Da Cofferati a D’Alema è stata data una risposta chiara e sincera, questo ha colpito tutti, anche chi parla di “politically correct”, di troppo “pulitino…””.

Chi è pulitino, lei che si dice sia il Santoro soft?

“ Non io, la puntata di ieri. Non è la zuffa che fa chiarezza. E poi, che vuol dire Santoro soft? L’ho incontrato ieri prima di andare in onda, è stato molto carino con noi.

Di Santoro apprezzo il coraggio sugli argomenti, di Lerner il modo di approfondirli, di Ferrara la capacità di spiazzare e trovare la notizia. Vespa? Un gran professionista. I modelli sono tanti: Costanzo, Santalmassi e Vinello con “Enigma”, ha una grande capacità di raccontare”.

diMartedì

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