Dalla radio in tv Giovanni Floris

La Provincia di Como – 01 Giugno 2004, di Marilena Giaimis

Soddisfazione da parte di Giovanni Floris per il suo «Ballarò» che è stato promosso per la terza stagione consecutiva, confermato da Raitre per settembre. I dati dell’ascolto gli vengono incontro. Infatti gli ultimissimi rilevamenti Auditel di metà maggio attestano il programma al 12%, ossia tre milioni di telespettatori, con punte nell’occasione della discussione della Finanziaria e della Legge Gasparri.

Da oggi il giovane giornalista, 38 anni, di Raitre si sposta con la redazione e i suoi ospiti al mercoledì, sempre alle 21, per lasciare spazio ai Campionati europei di calcio. La trasmissione ha fine giugno va in vacanza. Martedì scorso c’era nel suo studio Michele Santoro che ha incuriosito la fascia dei più giovani.

Floris, come ha valutato questo accostamento?

In modo positivo – risponde Floris a La Provincia -. E’ vero che più di una volta io e la redazione siamo stati additati come i continuatori della precedente esperienza di programma. Così come ci hanno paragonato a Excalibur . Di fatto Ballarò è ben altra cosa e il pubblico come gli ospiti se ne sono resi conto. A noi piace dibattere, approfondire, andare al cuore dei problemi, ma non imporre certezze. Questa è il nostro stile.

Per suo merito, Santoro è riapparso in tv. Ha provato emozione?

Lo conosco da tempo ma non nego di averne avuta. Sono note le vicende che tengono lontano il collega, però ritengo giusto che ritorni a condurre trasmissioni confacenti al suo spessore. Il pubblico ha bisogno di più voci. Quali gli argomenti di stasera? Come sempre siamo attenti all’attualità anche la più recente. L’argomento che tratterò sarà dedicato all’economia con un ampio sguardo a quello che sta accadendo oltreoceano. Ad esempio la morte di Umberto Agnelli, la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo alla Confindustria e alla Fiat, l’assemblea di Bankitalia. Non escluso uno sconfinamento nel panorama calcistico.

Lei ha un forte legame con la radio. La ricordiamo in «Radio anch’io» in cui ha portato una ventata di freschezza e novità.

La radio è bellissima perché ti consente avere spazi ampi per la parola. La tv, non nego che altrettanto coinvolgente. La pratico da un paio di anni e vorrei continuare ancora. E’ ultimo, come tutti i giornalisti, anch’io mi sono cimentato nella scrittura di un libro (Una cosa di (centro) sinistra, Mondadori).

diMartedì

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