Floris, intervista al conduttore di ballarò colto nella pausa estiva

Il Quotidiano della Calabria – 23 Giugno 2005, di Antonella Scalzi

I microfoni e le luci dello studio due di Via Teulada che, tutti i martedì, da settembre a giugno, animano l’appuntamento con Ballarò  la famosa trasmissione condotta dal giornalista, Giovanni Floris, si sono spenti il 14 giugno. Si riaccenderanno a settembre per dar vita nuovamente ad un modo di far televisione che sembra aver conquistato il pubblico. Quello che per molti è il diretto erede di Michele Santoro, pare insomma aver centrato l’obiettivo di fare proprio la televisione che voleva: quella del confronto. Da più parti si sente spesso dire “Ballarò è una trasmissione piacevole da guardare, la conduce un giornalista fresco, simpatico e incalzante” e allora “il Quotidiano” ha cercato di conoscere meglio il giornalista simbolo di Rai tre chiacchierando con lui e rivolgendo alcune semplici domande.

- Si sarebbe mai aspettato di condurre un talk show, su Rai tre e in prima serata, capace di far registrare picchi d’ascolto da record?

“All’inizio del primo anno no, alla fine un po’ di più. All’inizio del secondo ancora un po’ di più, alla fine ancora un po’… al terzo ci speravo!”

- Come definirebbe questa stagione televisiva?

“Esaltante ma faticosissima”.

- Cosa non rifarebbe nell’edizione che inizierà a settembre?

“Chiederei di durare qualche puntata in più. La politica a giugno è ancora…calda! Magari chiederei di tirare un po’ il fiato sotto Natale.”

- Cosa invece rifarà con ancora maggiore convinzione?

“Insisterò per ospitare il confronto Prodi – Berlusconi”.

- Qual è una puntata di cui va particolarmente fiero?

“Quella in cui abbiamo fatto confrontare il generale Karpinski (il responsabile di Abu graib) con Amnesty international, e le due sul referendum in cui i si, i no e le astensioni si sono potuti confrontare civilmente”.

- E una puntata che invece le ha fatto dire poteva andare meglio?

“Quella sull’Università. Incompleta, realizzata in troppa fretta”.

- Con quale stato d’animo entra in studio?

“In genere dico: speriamo di divertirci!”

- Le è mai capitato di vedersi la scaletta stravolta dal dibattito tra gli ospiti?

“In genere riesco a farli tornare al punto che interessa noi di Ballarò”.

- Come rimette tutto in carreggiata?

“Spesso con una battuta”.

- La scaletta le sarà sicuramente saltata, il cinque aprile, quando a Ballarò si presentò Silvio Berlusconi, ha avvertito il peso di dover condurre il ritorno al confronto del Premier?

“Un po’ sì, ma mi ha avvantaggiato il fatto che tutto sia successo senza preavviso. Sono andato d’istinto ed è andata bene”.

- Davvero non sapeva che sarebbe venuto?

“Davvero”.

- In tanti le avranno chiesto se ha dormito la notte successiva, io vorrei chiederle: ha mai sognato di avere ospite il premier e di metterlo a confronto con Massimo D’Alema?

“Grazie a Dio sogno altre cose!”

- Come definirebbe le sue domande?

“Critiche, corrette, a volte inaspettate”.

- Lei ha definito il suo sito “uno spazio per le vostre opinioni”, quanto contano per lei i consigli, le critiche e i suggerimenti del pubblico?

“Moltissimo. Gli altri ci conoscono meglio di come ci conosciamo noi!”

- Qual è stato un complimento che le ha fatto particolarmente piacere?

“Quando mi hanno detto che Ballarò è una trasmissione limpida”.

- E invece una critica che le ha fatto davvero male?

“In genere, quando le critiche sono tese a far male non sono autorevoli. Non fanno male”.

- Cos’è per lei il giornalismo?

“Il dovere di porre in dubbio tutto e far conoscere agli altri più cose possibile”.

- Quand’è scattata la passione per questo mestiere?

“Quando vidi il film “Tutti gli uomini del presidente”.

- Ha mai pensato di non farcela?

“Si, durante l’Università decisi di abbandonare. Poi, per fortuna, i miei genitori mi convinsero a tentare”.

- Se non ci fosse riuscito cos’altro avrebbe voluto fare?

“Il regista cinematografico o il calciatore.”

- Quando ha capito, è questa la mia vita?

“Durante un’inchiesta sul ritorno di Hong Kong alla Cina. Ero a Macao, mangiavo in una bancarella cinese”.

- Cosa direbbe ad un ragazzo che le dicesse “voglio fare il giornalista”?

“Studia e guardati intorno”.

- Come ricorda l’intervista che, in occasione delle scorse elezioni regionali, fece a Romano Prodi ed ad Agazio Loiero in piazza prefettura a Catanzaro?

“Mi colpì il calore dei catanzaresi”.

- Quale potrebbe essere, secondo lei, l’elemento capace di dare a questa regione lo scatto d’orgoglio per uno sviluppo concreto e duraturo?

“I giovani. Senza dubbio spetta a loro”.

- Cosa invece, secondo lei, ha bloccato questo processo di crescita?

“Serve più coraggio, e maggior impegno da parte delle istituzioni”.

- Su cosa dovrebbe puntare, a suo avviso, la neo giunta Loiero?

“L’ho detto, sui giovani. Costruire intorno a loro un nuovo mezzogiorno”.

- Ha mai fatto le vacanze in Calabria?

“Non solo sono stato, mille volte, a Copanello, Soverato, Bovalino, Tropea, ma ho fatto anche l’animatore in un villaggio vacanze a Sellia Marina”.

- Ci ritornerebbe?

“Credo che ci tornerò già quest’estate”.

diMartedì

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