Intervista a Giovanni Floris

Ansa – giugno 2004

Superato di oltre 2 punti l’obiettivo d’ascolto affidato a Ballarò dal direttore di Raitre Paolo Ruffini, alla vigilia della chiusura della seconda edizione con la puntata di martedì 29 giugno, Giovanni Floris incassa tra le molte soddisfazioni di questa stagione quella forse più sperata e inseguita: l’identità. “Quando abbiamo cominciato – dice Floris, papà da pochi giorni – tutti pensavano ad affibbiarci parentele: eredi di Santoro, nipoti di Biagi, cugini di questo o di quello. Non si sapeva chi eravamo, o meglio noi di Ballarò si, ma non così per gli altri. Ora, alla fine della seconda stagione, penso che nessuno possa più discutere sulla nostra identità”. L’ultima puntata affronterà il passaggio dei poteri in Iraq, ma anche l’esito dei ballottaggi in Italia.

E la prossima stagione? “Raitre non solo ci conferma ma dopo 2 anni ci considera strutturali alla fisionomia della rete e ci chiede di anticipare a settembre e di chiudere a giugno«, risponde Floris. Parlando soprattutto di Iraq e di politica estera (ma la puntata speciale sulla Spagna a marzo saltò con polemiche tra il dg Cattaneo e l’ex presidente Annunziata), di politica interna e molto spesso di economia, ‘Ballaro” quest’anno dal 9,90% di media è passato al 12%, con una successo crescente proprio a giugno mentre impazzano gli Europei di calcio. La puntata più seguita è stato il confronto Tremonti-Rutelli del 9 giugno con il 15,76% e quasi 3 milioni e mezzo, ma anche a dicembre, parlando del ddl Gasparri e ospitando i politici Castagnetti e Nania è arrivato a quasi 3 milioni e 700 mila spettatori. «Non abbiamo mai pensato troppo agli ascolti, altrimenti quest’anno – dice soddisfatto – ci saremmo esaltati. Quindi sugli ascolti, no comment».

L’orgoglio è piuttosto sulla qualità raggiunta: «la nostra missione è sempre stata quella di non imporre nostri punti di vista o letture preconcette, ma piuttosto contrastare quelle degli ospiti per pungolare il dibattito e provocare ponendo dubbi . Non ci inventiamo niente – aggiunge il giornalista Rai – è il ruolo stesso del giornalismo che lo richiede». Questo non ha impedito malcontenti e polemiche: la lista dei consumatori e i radicali si sono lamentati per assenza e qualche attacco è arrivato dal Polo che soffriva per presunta parzialità. Floris ha sempre ribadito di non condurre una tribuna politica, ma un talk show d’informazione, sottolineando «l’assoluta libertà di manovra, con criterio giornalistico e senso di opportunità, senza lottizzazioni». E il corsivo di Peter Freeman e Alessandro Robecchi? «È una domanda, non un’affermazione. Dopo in studio, c’è la replica dell’interessato». Tra i punti di soddisfazione quello di aver inserito le copertine di satira, con Carlo Verdone ad esempio «lontano dai tempi di Non stop», di Antonio Albanese e Paolo Hendel ma anche di Paolo Rossi e Silvio Orlando.

Di cosa va più fiero quest’anno? «di aver sempre inchiodato commentatori e politici ai dati di fatto e agli elementi economici, un approccio concreto che ci ha dato soddisfazioni». E cosa rimpiange? «Aver dedicato poco spazio alla cronaca, una puntata di confronto politico sulla microcriminalità sempre ipotizzata e mai realizzata ad esempio». Il pubblico è fedele, ormai uno ‘zoccolo durò, con «a sorpresa, per noi che andiamo in onda il martedì giorno di fiction su altre reti, di donne e giovani che solitamente stanno alla larga dai talk show di informazione in prima serata». 179 ospiti in studio e in collegamento, 29 puntate, il premio Ilaria Alpi 2004 assegnato ad uno degli inviati, Stefano Maria Bianchi, sono i numeri di quest’edizione di ‘Ballaro«, firmato dallo stesso Floris con Anna Maria Catricalà, Lello Fabiani, Stefano Tomassini e la consulenza di Giulio Anselmi; inviati. Paolo Aleotti, Maria Grazia Mazzola, Alessandro Pozzi, Andrea Scazzola, Bianchi e Paolo Serbandini.

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